La grotta di Collentone
una interessante risorgenza nei Monti Lucretili

di Antonio Mancini

Riassunto
Il rinvenimento della Risorgenza di Collentone, corredato, da un relativo studio, ha messo in evidenza nuove situazioni tettoniche e geologiche. L’estensione ed l’elaborazione dei dati forniti dalle caratteristiche della risorgenza, permettono di avanzare nuove ipotesi riguardanti la circolazione delle acque nella catena dei monti Lucretili, nonchè discussioni sulla loro evoluzione in ambito strutturale. Le nuove caratteristiche, elaborate attraverso l’estrapolazione delle superfici di faglia, permettono di avanzare l’ipotesi dell’esistenza di un collettore principale, collegato idraulicamente al Monte Pellecchia, di cui la risorgenza Collentone sarebbe l’esuntore.
L o studio della cavità, denominata “Risorgenza di Collentone” aveva come obiettivo principale quello di rilevarne la portata idrica.
Questa cavità, situata nei Monti Lucretili sopra l’abitato di Roccagiovine, si trova in linea d’aria a circa 800 mt. dalla cima del Monte Follettoso, e 700 mt. circa dalla cima del M. Marcone, fu scoperta dal gruppo Speleologico di Guidonia-Montecelio circa 7 anni fa, e sino ad oggi erano state effettuate soltanto escursioni di carattere esplorativo.
Ultimamente è nato da parte dell’Amministrazione Comunale un certo interesse, in quanto nella cavità esiste una vena di acqua, la cui natura non è chiara, in quanto bisogna stabilire se si tratta di un bacino fossile, oppure di una sorgente perenne alimentata dalle acque provenienti da altre sorgenti poste più a monte, probabilmente nell’area della Piana di Campitello e/o M. Pellecchia.
Va premesso che lo sviluppo orizzontale di questa cavità supera i 100 mt. per cui può considerarsi la più lunga dei Lucretili.
Il Comune di Roccagiovine ha proposto a questo gruppo di rilevare la portata della falda esistente nella cavità, raccogliere dei campioni da sottoporre ad analisi per appurarne lo stato di potabilità, stimare la quantità di esaurimento, ed inoltre procedere al rilevamento della cavità, per vedere se esiste la possibilità di sfruttamento in futuro.
Tutti questi lavori si prefiggono come scopo da parte dell’Amministrazione Comunale di sopperire eventuali carenze idriche di acqua potabile.

Carsismo
Prima di iniziare a parlare del termine risorgenza è bene avere una piccola premessa sul carsismo e dei fenomeni ad esso legati, quindi occorre premettere che cosa si intende per “carsismo”.
Il termine carsismo include tutti quei fenomeni che sono legati alle acque, sia in superficie che in profondità, esso dipende da una semplice reazione chimica, quella dell’azione dell’anidride carbonica, dei sali, degli acidi, ecc., con l’acqua.
Tutti questi elementi presenti nelle acque attribuiscono all’acqua un potere corrosivo sulle rocce carbonatiche, quelle che in prevalenza sono formate da carbonato di calcio, dette in senso petrografico anche “Calcari”.
I fenomeni carsici si esprimono attraverso la formazioni di cavità naturali nel terreno, il toponimo spesso utilizzato è semplicemente quello di “grotte”.
Per potersi impostare e sviluppare hanno indispensabile bisogno di rocce idonee, le rocce calcaree.
La loro disposizione nel territorio non è fortuita, sono vincolate rigidamente alle leggi che regolano le strutture geologiche. Nel nostro caso sono legate alle rocce carbonatiche delle formazioni mesozoiche del Massiccio Lucretile.
L’area in oggetto del presente lavoro, è situata nei monti Lucretili, ed i rilievi che la costituiscono sono generalmente orientati da NW a SE.

Inquadramento geografico dei M. Lucretili
In letteratura la definizione geografica dei Monti Lucretili risulta ancora poco chiara ed assai controversa. La causa risiede nei pareri discordanti dei diversi geografi, i quali hanno dato origine in passato a problemi di ordine: storico; geografico; e cartografico.
Il toponimo Monti Lucretili indica una serie di rilievi che, costituiscono geograficamente la parte più meridionale dei Monti Sabini.
Possiamo stabilire, ed attribuire secondo il criterio geo/strutturale e morfologico a questa struttura i seguenti confini: a Nord la valle del Torrente Corese, fino a Scandriglia; a Nord Est, la S.P. che unisce Scandriglia ad Orvinio; ad Est, Vicovaro, la valle del Torrente Licenza, e la S.P. Licinese fino ad Orvinio; a Sud Est, parte del lato destro della valle dell’Aniene, sino a Vicovaro; ad Ovest, la strada che collega Tivoli con la S.S. Salaria (Acquaviva di Nerola) passante per Marcellina - Palombara Sabina - Moricone.
Il toponimo Monti Lucani, usato da alcuni autori come: (G. Ponzi - G. De Angelis D’Ossat - E. Clerici - G. Tuccimei) è stato impropriamente attribuito a quelli che sarebbero in realtà i Monti Lucretili, quindi cadrebbe in sinonimia.

Inquadramento geologico generale
I Monti Lucretili possono considerarsi un alto paleostrutturale infraliassico, in quanto prevale nella struttura la notevole estensione della Formazione del “ Calcare Massiccio”. La zona è stata moderatamente subsidente sino al Miocene Inferiore.
E’ possibile schematizzare la situazione strutturale in 3 direzioni principali: la prima si presenta orientata lungo la direttiva NE - SW, tra S. Polo dei Cavalieri e Roccagiovine; la seconda NNW - SSE, tra Roccagiovine e Scandriglia; la terza NW - SE é compresa nel gruppo montano di Moricone, Montorio Romano, Nerola.
In alcune zone esiste una successione stratigrafica pressoché ininterrotta e quasi completa, dal Triassico Superiore (Retico) al Miocene Inferiore. Le successioni condensate, che hanno prodotto situazioni differenziate di subsidenza e colmamenti gravitativi, attribuite in passato alla conformazione dei bacini, sono in realtà frutto dei sovrascorrimenti, i quali i generando deformazioni nei volumi stratigrafici, ne hanno alterato le potenze.
Una situazione di sovrascorrimento si pone in evidenza nella struttura compresa tra il M. Morra e la Valle del Torrente Licenza, nella quale la piega anticlinalica del M. Morra a nucleo triassico generata dal sovrascorrimento, segue contrapposta quella sinclinalica di Fontana Longarina subsidente fino al Lias Superiore.
Sempre nella stessa zona risulta assai marcata la tendenza di chiusura del bacino, rappresentata ed interpretata dal sovrascorrimento del Calcare Massiccio (Lias Inferiore) sulla Corniola e sulle Marne a Posidonia (Dogger) visibile nei pressi di S. Polo dei Cavalieri. Quest’area, definita “Zona di Transizione“ molto probabilmente risulta oggetto, ancora oggi di una tettonica assai attiva, da parte della Piattaforma “Laziale Abruzzese“.
Questo genere di successioni del tipo “anticlinali e sinclinali“, in senso lato, si mettono particolarmente in evidenza nella parte centrale del Massiccio Lucretile, precisamente nella zona compresa tra Roccagiovine e Scandriglia, ed in alcune porzioni del versante orientale.
Considerato quanto sopra, si può dedurre che esiste una disuniformità delle stratificazioni costituenti i bacini, posta in evidenza dalla differenza delle potenze nelle singole stratificazioni dei margini esterni, a cui si associano gli scollamenti prodotti dalla tettonica distensiva.

Inquadramento strutturale dell’area
Per meglio comprendere lo studio delle strutture geologiche riguardanti i terreni adiacenti l’area della risorgiva di Collentone, è doverosa la presentazione di una breve sintesi della geologia strutturale a cui è connessa la Catena Sabina, in particolare quella dei Monti Lucretili.
Le strutture tettoniche di questa porzione di Appennino includono importanti deformazioni sinsedimentarie di tipo verticale e sub-verticale, questi eventi, sono la risultante di movimenti differenziatisi nel tempo e nello spazio.
La Catena Sabina è rappresentata da diverse unità litografico-strutturali, dette falde, la cui base è limitata da superfici di sovrascorrimento, (Vedi tavola 1) il cui sviluppo planimetrico risulta assai disarmonico a causa della disarticolazione degli elementi, dette superfici sono caratterizzate attraverso pieghe aventi particolari geometrie.
L’origine delle falde risiede nelle deformazioni del dominio paleogeografico di transizione tra, il Dominio Umbro-Marchigiano-Sabino (bacino pelagico) e la Piattaforma Carbonatica Laziale-Abruzzese.
Un dato sicuro è che la loro sovrapposizione differenziata lascia intendere che le stesse abbiano subito un trasporto orogenico in direzione dei quadranti orientali.
Praticamente, ed in modo semplicemente schematico, la strutturazione della Catena Sabina è il prodotto della costante sovrapposizione di unità stratigrafiche ben definite a cui hanno fatto seguito deformazioni innescate da una tettonica polifasica a fasi compressive iniziata nel Miocene inferiore (Tortoniano inferiore), circa 10-11 milioni di anni fa, e protrattasi fino al Pliocene Inferiore, circa 4-5 milioni di anni fa.
La fase tettonica compressiva si è esaurita nel Pliocene inferiore-medio, circa 3 milioni di anni fa. In seguito tutta l’area della catena è stata oggetto di una notevole ed intensa attività tettonica di carattere distensivo, innescatasi in concomitanza con l’apertura del Tirreno.
L’attività in questione ha prodotto nelle strutture fenomeni che possono essere identificati attraverso due diverse tipologie principali, che sono: il taglio degli elementi strutturali compressivi più antichi, da parte di elementi strutturali distensivi; impostazione e riattivazione, su modello distensivo delle superfici di taglio a carattere compressivo.
Una conferma di quanto sopra detto ci viene attraverso un recente studio sulle anomalie gravimetriche residue, il quale ha permesso l’individuazione di fasce allungate sia in direzione meridiana che appenninica, caratterizzate da zone di taglio, il cui andamento pressoché meridiano, confermerebbe la dislocazione delle strutture preesistenti.
L’elemento di spicco é costituito dalla variazione lineare dell’asse gravimetrico positivo decorrente da S. Polo dei Cavalieri a Montòpoli di Sabina, impostato generalmente in direzione NW, ma con tendenza ad alcune deviazioni verso E, la prima nei pressi di Colle del Tesoro, la seconda, più lieve nei pressi di Colle Castelvecchio.
Queste deviazioni che incidono sulla la linearità dell’asse gravimetrico, oltre che caratterizzare il carattere plicativo e polifasico delle strutture, possono essere interpretate come zone nelle quali si assiste ad una deformazione traslativa, e, forse anche rotatoria delle geometrie che concorrono all’andamento delle superfici di sovrascorrimento.
I Monti Lucretili, appartengono al dominio paleo-geografico Umbro-Sabino, nel corso del Mesozoico, esattamente tra il Lias Medio ed il Miocene Medio hanno rappresentato la funzione di unità di raccordo del dominio di transizione tra la piattaforma Laziale-Abruzzese ed il Bacino pelagico Umbro-Marchigiano. Questo passaggio è rappresentato dalla linea Olevano-Antrodoco, la quale segnando il passaggio delle unità di facies, ne ha condizionato lo sviluppo e l’assetto strutturale.
L’assetto strutturale dei M. Lucretili può essere rappresentato da una pila di quattro falde, che vengono definite “Unità strutturali”, dette unità, del Dominio Sabino, risultano sovrapposte all’Unità tettonica Laziale-Abruzzese (Unità 5), delle prime quattro unità vengono di seguito descritte le caratteristiche litostratigrafiche:
- Unità 1 Dolomie e Calcari a Triasina - Calcare Massiccio s.l. (Trias superiore - Lias inferiore)
- Unità 2 Calcare Massiccio s.s. (Lias inferiore)
- Unità 3 Calcare della Corniola - Calcare della Maiolica - Marne a Fucoidi (Lias Medio- Cretacico superiore)
- Unità 4 - Scaglia cinerea - Formazione di Guadagnolo (Paleogene - Miocene Medio)
L’unità 5 comprende tutte le formazioni derivate dalla deformazione del bordo della Piattaforma Carbonatica Laziale-Abruzzese, quindi, è rappresentata da una spessa successione di rocce carbonatiche di piattaforma (calcari).

Itinerario:
Si raggiunge il paese di Roccagiovine (Roma) e si prende la strada che dal Cimitero Comunale costeggia il Fosso Canepine, sino a quota 900 mt. s.l.m., arrivati in cima alla spianata, si trova una radura pianeggiante (Prato delle Forme), svoltando a sinistra, si segue il percorso del Fosso delle Forme, che poi più in avanti diverrà Fosso di Vena Caprara, si prosegue per circa 500 /600 mt. finché non si incontra un viottolo ben visibile sulla destra, che conduce rapidamente al prato di Collentone dove risultano ancora visibili i ruderi di un piccolo edificio rurale, mentre sulla sinistra si vedrà molto bene il Monte Follettoso. (Vedi Tavola 3)
La cavità é ubicata sulla destra del solco vallivo del versante SW del Monte Marcone, nella macchia si apre il versante dove apparirà la cavità il cui ritrovamento non è facile se non si è molto esperti della zona. Alla base della salita che porta all’imbocco della grotta si nota chiaramente il colore rosso/verdastro del terreno che presenta caratteristiche acquitrinose, ciò deriva dal fatto che è di natura argillosa (Formazione del Rosso Ammonitico).

Descrizione
La risorgenza ha l’aspetto di una condotta freatica semi fossile con altezza media intorno al metro e larghezza di circa 60 cm. per i primi 18 mt. a causa del deposito di detriti presenti sul fondo, sotto cui scorrono le acque prima di emergere. Dopo di che la cavità assume un andamento vadoso per circa 20 mt. con una altezza media di 4 mt. (Vedi Tavola 2)
Questo tratto, fossile nella parte superiore inciso di scallops ricoperti da una crosta calcarea concrezionata, testimonia un antico e più intenso regime freatico. A 20 mt. circa dall’ingresso si diparte la diramazione fossile che avanza per 12 mt. circa verso il secondo esutore, sovrastante lateralmente a destra l’apertura principale, che si restringe a causa di detriti terrosi.
La grotta risulta interessata da una serie di diaclasi all’incirca ortogonali al suo asse principale. Prima di raggiungere il limite esplorativo attuale, la condotta registra altri 5 passaggi sifonanti l’ultimo dei quali rivela evidenti tracce di scallops.
A ridosso del sesto passaggio sifonale si rileva un consistente deposito di sabbie che, all’analisi del microscopio, sono risultate essere sabbie di origine vulcanica ricche di augiti, zirconi, olivine ecc., (analisi eseguita dal sig. Ezio Curti).
Dalla campionatura delle rocce affioranti all’ingresso e presenti internamente si può affermare che la cavità si sia generata tra la giunzione di due strati costituiti dal Calcare Massiccio e Corniola.
Sottostante l’ingresso si nota un banco di travertino assai limitato poggiante sopra i resti di una paleofrana, all’interno della quale, in certi periodi, si sente scorrere l’acqua.

Note geo-morfologiche
La cavità si apre nei calcari della Corniola (Unità 3), il percorso é stretto e cunicoliforme, comunque agevole, eccetto alcune parti. Sottostante l’ingresso della cavità esiste un banco di travertino assai limitato, poggiante sopra i resti di una paleofrana, dove attualmente si sente scorrere l’acqua. Il tutto fa pensare che l’attuale uscita possa essere quella di una condotta carsica.
I quesiti che si pongono vertono principalmente su due questioni fondamentali, che sono: la provenienza dell’acqua ed il suo percorso dopo l’uscita.
Ragionando sulla provenienza e/o l’origine dell’acqua che ruscella perennemente nel condotto, si può pensare che la risorgenza, sia una espressione del bacino di raccolta della piana di Campitello, e della sua annessa sorgente, e quindi la condotta possa in qualche modo esservi legata idrologicamente attraverso alcune caratteristiche geologico strutturali.
Se consideriamo valida questa ipotesi, possiamo affermare che il percorso della condotta sia stato impostato dentro le formazioni della Corniola e del soprastante Rosso Ammonitico.
Per quel che riguarda la prosecuzione della condotta dopo l’uscita, è probabile che questa vada ad inserirsi prima nella paleofrana al disotto del banco di travertino, per poi immettersi tramite un’altra condotta esattamente più in basso, nella formazione del “Rosso Ammonitico”. Questa formazione, dal punto di vista litologico, è formata da marne e calcari marnosi, i quali sono praticamente impermeabili oppure presentano un basso valore di permeabilità, queste caratteristiche litologiche consentirebbero all’acqua di scorrervi sopra, però, tutto questo non avviene, perché sicuramente esiste una condotta, sottostante al letto del fosso di Vena Caprara.
Un altro dei probabili percorsi ipogei seguiti dall’acqua in uscita, prima dell’immissione nel Fosso di Vena Caprara, potrebbe trovarsi nella parte superiore della valle, da cui trae origine il Fosso dei Ronci, esattamente poco più a valle, essendo la parte alta di questo fosso compreso nella stessa formazione, questa ipotesi è comunque da verificare. (Vedi Tavola 3)
Per comprendere il meccanismo che ha consentito la venuta a giorno di questa risorgenza é bene chiarire che la formazione della “Corniola” nell’area Sabina include diverse facies litologiche, tutte legate agli ambienti di formazione che si possono esporre in due gruppi principali, il primo, quello superiore è costituito da calcari prevalentemente marnosi e marne, che gradualmente passano alla formazione soprastante (Rosso Ammonitico); il secondo, quello inferiore, è costituito da livelli di calcari e calcari detritici, che, oltre ad essere come facies litologicamente diversi, risultano anche più facilmente erodibili. Questo ha permesso la risorgenza della condotta in prossimità del Fosso di Vena Caprara. Tale ipotesi trova anche conferma dall’ esame di alcuni campioni di “Corniola” raccolti nell’interno della condotta.
In conclusione, il percorso ipogeo della condotta in uscita è impostato nella formazione della “Corniola”. Quest’ultima dal punto di vista litologico essendo formata sia da calcari, che da calcari marnosi, è probabile che possa aver favorito la continuità della condotta anche sotto l’attuale entrata.

Note idrologiche
I prelievi di acqua effettuati dentro la cavità, quando si registrava soltanto un lievissimo ruscellamento interno, hanno mostrato notevole inquinamento di tipo batteriologico, causato da colibatteri. Prelievi ripetuti successivamente all’esterno hanno mostrato ancora un inquinamento sensibile (Vedi tabella allegata).
Da una sezione geologica elaborata si può supporre che il deflusso esterno delle acque di Collentone sia impostato sulla formazione del “Rosso Ammonitico“ e della “Corniola“ che permettono all’acqua di riemergere all’esterno della frana, a contatto con il banco di travertino. Data l’esiguità della portata non é stato possibile eseguire prove volumetriche.

Conclusioni
Le osservazioni tuttora effettuate inducono a formulare l’ipotesi che le acque della cavità provengano dalla Piana di Campitello, per i seguenti motivi: le tracce di materiali vulcanici nelle sabbie; un bilancio idrologico approssimativo; e l’inquinamento batteriologico, quest’ultimo sicuramente legato al pascolo intensivo nella zona della conca carsica, tutto questo renderebbe la supposizione estremamente valida.
Risulta probabile che l’acqua infiltrata nella piana carsica subisca un iniziale trasferimento verticale nel calcare Massiccio verso il possibile bacino di alimentazione delle falde del Fosso dei Ronci e di Vena Caprara e che la risorgenza funga da esutore semiattivo funzionante da “troppo pieno“.
Un punto a favore di questa ipotesi, sono i lunghi periodi di riposo della risorgenza, perché la stessa risulta insensibile alle precipitazioni atmosferiche mostrando inoltre debolezza nella sua portata.
Da una indagine geologica di superficie, effettuata di recente è emerso che l’idrostruttura ad anticlinale del M. Pellecchia, possa avere relazione con la risorgenza, in quanto l’attuale disposizione dei depositi sinorogenici carbonatici possano aver contribuito alla creazione di una unità idrostrutturale a se stante, avente la funzione di grande serbatoio acquifero imprigionato, avente una forma allungata decorrente da N a S.
Detta struttura essendo evidenziata da un lungo fronte di sovrascorrimento, consentirebbe alle unità tra loro sovrapposte e ricongiunte in profondità la creazione di una possibile continuità litologica, e probabilmente anche idraulica.
Le condizioni geo-strutturali che attestano l’esistenza di un carsismo molto sviluppato, sia in superficie che in profondità sono rappresentate anche dall’attuale conformazione dei reticoli idrografici, un dato interessante, ci viene confermato dalle numerose sorgenti poste nel versante orientale dei M. Lucretili.
Resta sempre aperta la possibilità futura che uno studio geomorfologico dettagliato, potrebbe mettere in luce forme e processi morfogenetici che caratterizzano i rilievi, implicandone gli aspetti del carsismo ipogeo ed epigeo.
Il problema dell’inquinamento batteriologico, incide notevolmente in senso negativo sulla qualità dell’acqua, in quanto ne condiziona lo sfruttamento, la causa principale è da ricercarsi nel pascolo intensivo, è auspicabile in futuro una politica di salvaguardia ambientale in tal senso.
Questo problema è superabile, in quanto l’alterarazione delle caratteristiche delle acque avviene internamente alla condotta carsica a causa delle percolazioni tramite fratture, le quali mettono in comunicazione le acque superficiali inquinate con quelle sottostanti pure. L’individuazione della sorgente prima che questa si immetta nella condotta, renderebbe possibile il suo sfruttamento.
Ultimamente i dati relativi alle prove di salinità e di conducibilità elettrica effettuate per rendere definitivamente certa l’ipotesi sulla provenienza delle acque e per stabilire il tempo di trasferimento, ancora non hanno dato esito favorevole.
Si attende comunque che la cavità cessi di ruscellare completamente per poter procedere allo svuotamento artificiale e, con la possibilità di esplorare il tratto ancora sconosciuto, acquisire finalmente risposte certe e definitive in relazione alle ipotesi formulate.

Ringraziamenti
Desidero ringraziare il Prof. Franco Bufalieri del Gruppo Speleologico di Guidonia Montecelio, per aver messo a disposizione i dati catastali e le monografie della risorgenza.
I Signori E. Cappa e A. Procaccianti per l’aggiornamento del rilievo della condotta.
Inoltre tutti coloro che, accompagnandomi più volte nella condotta, hanno consentito la realizzazione del presente lavoro.

Bibliografia
A.A. V.V. Monti Lucretili Parco Regionale Naturale a cura di G. De Angelis; Parco Regionale Naturale Monti Lucretili Consorzio di Gestione - Comitato Promotore, V Edizione, pp. 829.

BONI C., BONO P. CAPELLI G. - Schema Idrogeologico dell’Italia Centrale - Memorie della Società Geologica Italiana v 35 pp. 991 - 1012, 1988
.
CHIOCCHINI M., MANFREDINI M., MANGANELLI V., NAPPI G., PANNUZI L., TILIA ZUCCARI A., ZATTINI N. - Note Illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1/100.000 Fogli Geologici 138 -144 Terni - Palombara Sabina; S.G.N.

CIPOLLARI P., COSENTINO D. - La linea Olevano Antrodoco: contributo della biostratigrafia alla sua caratterizzazione cinematica “Studi Geologici Camerti”, volume speciale 1991/2 CROP 11, pp. 143 - 149, 1992.

COSENTINO D., PAROTTO M. - Assetto strutturale dei Monti Lucretili Settentrionali (Sabina): nuovi dati e schema tettonico preliminare. “ Geologica Romana”, v. 25, pp. 73 - 90, 1986.

SERVIZIO GEOLOGICO NAZIONALE Foglio Geologico N° 144 scala 1/100.000 “Palombara Sabina”.

ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE Foglio Topografico II S.E. scala 1/25.000 “Vicovaro”.

 

Home | Fotografie |Topografia interattiva | Zompa Lo Zoppo | Le attività del GSGM | Contatti | Corsi

Palestra di roccia | Articoli | FSL | SSI | Biblioteca